A tu-per-tu con mister Pillon, ci ha raccontato la stagione della nostra Under 17, realizzata in collaborazione con il Portomansuè.
“E’ stata un’annata impegnativa, e a momenti logorante, caratterizzata da alcune problematiche legate all’origine del progetto, ma anche stimolante, soprattutto per merito dei ragazzi coinvolti. Gli allenamenti precari, con elementi sempre diversi, non consentono di poter programmare un lavoro lineare, con una vera crescita, tant’è che, probabilmente, è più dalle partite che si sono visti i miglioramenti. Ho potuto constatare evidenti miglioranti dal punto di vista delle prestazioni nelle partite di campionato con i giocatori che, nel corso dell’annata, han preso via, via, sempre più confidenza con il futsal. Vedere la loro gioia per una partita vinta o per un gesto tecnico riuscito, ripaga anche dei momenti più complicati e confusi che una gestione di questo tipo, quasi inevitabilmente, si porta dietro. Si parla spesso in merito all’importanza relativa del risultato sportivo per una squadra del settore giovanile, ma già in queste annate, giusto o sbagliato che sia, i ragazzi seguono le classifiche dei loro campionati. Ci è capitato spesso, soprattutto nella seconda parte della stagione, di uscire dal campo da vincitori e, al saluto finale, vedere le teste chine dei giocatori rivali, non è uno bello spettacolo. Forse, noi allenatori, dovremmo essere tutti più bravi a far comprendere ai ragazzi che una partita persa a queste età non è un dramma. Ciò detto, non possiamo nasconderci che i risultati positivi, possono essere un volano per stimolare l’interesse e la voglia dei giocatori nel cimentarsi in una disciplina. In una squadra che perde spesso, i giocatori perdono inevitabilmente le motivazioni e questo lo si vede a tutti i livelli, escludendo forse solo i ragazzi molto più giovani, in cui prevale ancora l’aspetto ludico. Agganciandomi a questa riflessione, sono dell’idea che, per un progetto di questo genere, considerata la struttura del campionato che prevede la suddivisione delle squadre della regione in tre livelli di merito (Elite, Eccellenza e Promozione), far parte del livello intermedio sia la giusta dimensione per poter affrontare squadre di un valore discreto e, allo stesso tempo, tener un buon livello di competitività, garantendo uno giusto stimolo motivazionale.”
“Per quanto riguarda gli aspetti tecnico/tattici, la scelta di impostare una fase difensiva alta è maturata da subito, vedendo l’indole dei giocatori al primo allenamento, cosa che si sposava pienamente con il mio modo di intendere il futsal. Già, questa sola scelta, ha implicato la necessità di dover giocare a ritmi sostenuti nel corso di tutte le partite e quindi, di dover lavorare costantemente in tempi e spazi ridotti. Ciò ha “costretto” i giocatori ad imparare ad affettuare controlli di palla più rapidi, con l’uso del controllo orientato (stimolato ad ogni allenamento), e cercare di leggere più velocemente le situazioni, vedendo in anticipo gli smarcamenti dei compagni e provando ad effettuare trasmissioni di palla, più veloci e precise. Abbiamo insistito molto sulle coperture difensive e su quando era più conveniente accentuare una marcatura o una copertura, a seconda della zona del campo, o dei giocatori che potevano trovarsi di fronte. E’ una mia ferma convinzione, dettata dalla lunga (purtroppo) esperienza, che proporre ad una squadra di giocare con una pressione alta nella metà campo avversaria, sia importante anche per alzare l’autostima nei giocatori. Se un allenatore riesce a far capire ai propri giocatori di non aver timori nei confronti degli avversari, attaccandogli costantemente, riducendo il tempo e la possibilità di poter scegliere la giocata migliore, questo consente di ridurre di parecchio, la loro pericolosità. Questo modo di affrontare le partite, se fatto con una certa razionalità e con la giusta attenzione, oltre a dare degli evidenti vantaggi sul piano tattico/strategico, finisce inevitabilmente per trasmettere ai giocatori, valori mentali importanti come l’autostima, con la possibilità di affrontare gli avversari con la giusta consapevolezza dei propri mezzi e valori. Quando i giocatori vedono che le azioni che mettono in pratica, non consentono agli avversari uno sviluppo di gioco preciso, ma ricco di errori e palle “buttate”, possono solo assumere ulteriore forza e stimoli positivi.
Se per la fase difensiva si è potuto dare un’impronta abbastanza precisa e caratterizzante, per la fase di possesso, che richiede molte più ore di addestramento, non si è potuto fare troppe cose. Sviluppando lavori in superiorità numerica (1vs0, 2vs1 e 3v2), talvolta con il recupero di un giocatore per conseguire la parità numerica, si è potuto stimolare il tiro in porta, il dribbling, lo smarcamento e l’attacco al secondo palo. Ovviamente non possiamo dire di aver fatto passi enormi in avanti, ma qualche miglioramento anche in queste situazioni di gioco si è visto, soprattutto nei giocatori con più allenamenti alle spalle. In tal senso, la possibilità dei nostri under 17 di potersi allenare e, per alcuni, anche giocare con l’under 19, è stato sicuramente importantissimo.
Sugli aspetti educativi ho cercato di tener moderata la mia indole competitiva, per evitare di trasmettere tensioni negative e nervosismo ai giocatori. Con questo atteggiamento penso di essere riuscito a tener la testa dei giocatori sempre focalizzata sul campo, evitando di dare loro alibi per un loro errore, per quello di un compagno o per le inevitabili decisioni errate commesse degli arbitri. Raramente è emerso anche l’istinto alla protesta da parte di qualche giocatore, ma è accaduto in modo blando ed è stato subito sedato. In ogni caso penso che la nostra squadra si sia distinta molto per la correttezza in campo anche vedendo comportamenti decisamente più fuori dalle righe da parte di altre formazioni. A tal proposito, ho molto apprezzato la disciplina e il rispetto per la figura dell’allenatore e per quella degli arbitri, che i giocatori del Portomansuè hanno sempre dimostrato, contribuendo a tenere un clima sano e costruttivo.
Abbiamo sempre messo fra i piani più alti il principio del divertimento e con questo penso che siamo riusciti a non far sentire la pressione ai giocatori per il raggiungimento di un risultato.”